Giornata mondiale della Consapevolezza dell’Autismo

L’autismo, o meglio denominato “disturbi dello spettro autistico“, è un disturbo del neuro-sviluppo che coinvolge principalmente linguaggio e comunicazione, interazione sociale, interessi ristretti, stereotipati e comportamenti ripetitivi.
I diversi livelli di compromissioni di tali aree va a comporre il quadro generico della persona affetta da autismo, oltre ad una serie di elementi che vedremo qui di seguito. Andiamo quindi a vedere nel dettaglio in cosa consiste l’autismo, partendo dalla sua scoperta.

La nascita del termine “autistico”
Il primo utilizzo della parola “autistico” risale all’inizio del XX secolo, come termine che descriveva una serie di sintomi.
Nel 1912, Eugen Blueler usò il termine “autistico” per definire i sintomi associati alla schizofrenia. Solamente nel 1943 il termine fu usato come diagnostico.

La prima persona con diagnosi di autismo
Nel primo caso di disturbo dello spettro autistico della storia, il dottor Leo Kanner usò il termine per diagnosticare un disturbo sociale ed emotivo, mentre recedenti osservazioni di pazienti con sintomi di autismo avevano portato gli psichiatri a una diagnosi di schizofrenia.

La diagnosi di autismo fu usata con undici pazienti che il dottor Kanner stava studiando in quel periodo, ma la vera storia dell’autismo iniziò con un paziente in particolare: Donald Triplett.

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L’Ortottista si prende cura della tua visione

2 marzo 2022

Chi è l’Ortottista? Di che cosa si occupa?
L’Ortottista è un professionista sanitario che contribuisce alla cura della visione di adulti e bambini.
Valuta i disturbi motori e sensoriali della visione, come ambliopie, strabismi, sindrome da affaticamento visivo, diplopia e di quelle alterazioni ortottiche che possono confondersi con disturbi specifici di apprendimento (DSA). Previene e riabilita le disabilità visive, quale l’ipovisione.
Esegue tecniche di semeiotica strumentale oftalmologica, come il campo visivo, l’esame della rifrazione, gli esami elettro funzionali (ERG, PEV, EOG, ENG), la microscopia endoteliale, la topografia corneale, la biometria, lo studio della sensibilità cromatica e del contrasto, la tomografia retinica, l’angiografia e la pachimetria, ecc..

Come si diventa Ortottista?
Per diventare Ortottisti quindi essere abilitato all’esercizio della professione è necessario frequentare e portare a conclusione il Corso di laurea in Ortottica ed Assistenza oftalmologica.
Gli Atenei italiani in cui è possibile frequentare il corso di Laurea in Ortottica si trovano nelle seguenti città: Bari, Bolzano, Catania, Catanzaro, Chieti, Ferrara, Genova, L’Aquila, Messina, Milano, Napoli Federico II, Napoli Vanvitelli, Padova, Palermo, Roma Cattolica, Roma La Sapienza, Roma Tor Vergata, Siena, Torino, Parma (secondo l’attivazione del Ministero dell’Università).

La figura professionale dell’Ortottista esiste all’estero?
La professione di Ortottista all’estero è rappresentata dalle organizzazioni OCE e IOA.
In Europa tale figura è normata in Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Irlanda, Liechtensein, Lussemburgo, Malta, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Svizzera, Regno Unito.

A chi posso rivolgermi per ricevere informazioni circa la professione di Ortottista?
Potrai metterti in contatto con la Commissione di albo nazionale degli Ortottisti alla email cdanazionale.oao@tsrm-pstrp.org

Teniamo alla tua visione

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Covid. Con mascherine rischio contagio “praticamente trascurabile”

14 gennaio 2022

Studio internazionale coordinato dall’Università di Padova

Pubblicato sul “Journal of the Royal Society Interface”, lo studio ha permesso di quantificare il rischio di contagio in funzione della distanza interpersonale, temperatura, umidità e tipo di evento respiratorio.
Se si parla senza mascherina, le goccioline infette possono raggiungere oltre un metro, con un colpo di tosse fino a 3 metri e 7 metri starnutendo.
“Con le mascherine chirurgiche e FFP2 il rischio di contagio diventa praticamente trascurabile sia che si parli, si tossisca o starnutisca”

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Giornata mondiale della vista

Il 14 ottobre 2021, secondo giovedì del mese di ottobre, si celebra la Giornata mondiale della vista.

Alla tua vista ci pensi mai?

Gli Ortottisti si occupano di prevenzione, valutazione e riabilitazione dell’handicap visivo, di effettuare tecniche di semeiotica strumentale oftalmologica.

La prevenzione visiva è uno degli obiettivi di questi professionisti ed è efficace se svolta nell’età corretta, da personale abilitato, formato e competente in percorsi universitari e non semplicemente “addestrato” con poche ore di formazione.

Gli screening ortottici si possono indirizzare a tutte le fasce di età e devono essere per loro natura:

  • di semplice e rapida esecuzione
  • facilmente accettabile dai soggetti esaminati
  • specifici e sensibili
  • con costi sostenibili.

A questo gli Ortottisti stanno lavorando da tempo con la Associazione tecnico-scientifica di riferimento per la professione, come ben esplicitato dai lavori scientifici presentati durante il 53° Congresso nazionale AIOrAO Associazione italiana Ortottisti – Assistenti di oftalmologia.

Gli Ortottisti, alla tua vista, ci pensano sempre!

Per approfondire, scarica il documento redatto dalla Commissione di albo nazionale degli Ortottisti – Assistenti di oftalmologia e da AIOrAO

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Al via il 52° Congresso Nazionale AIOrAO

4 agosto 2020

Ortottisti. Al via il 52° Congresso Nazionale AIOrAO il 4 e 5 settembre

Focus sulla riabilitazione ortottica, la presidente AIOrAO: «Non restituisce la visione, ma permette di ottimizzare quella che si possiede». Per il futuro si punta all’ortottista di comunità

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Scomparsa del prof. Campos

Il ricordo per me più importante che ho del professore Campos (che è stato membro del comitato scientifico SEMORI), risale alla giornata per i 60 anni della professione di Ortottista.

In quella occasione il Professore ha sottolineato l’importanza della ortottica:
la valutazione ortottica di uno strabismo è un percorso complesso, che richiede grande professionalità, preparazione e non improvvisazione.

Se i nuovi laureati sono chiamati ad aprire nuove porte la chiave della professione è nella valutazione ortottica.

L’ortottica rappresenta le nostre radici:
non c’è crescita senza e non c’è fioritura senza germogli nuovi.

Ricordiamolo ringraziandolo per la sua grande preparazione ed esperienza che ha potuto mettere a disposizione degli Ortottisti in Italia e all’estero.

Claudia Campana

Diagnosi e trattamento delle atassie pediatriche

“È importante, soprattutto nelle valutazioni iniziali, il coordinamento e la condivisione degli obiettivi tra personale medico (cardiologo, genetista, fisiatra, neurologo, neuropsichiatra infantile, ortopedico, pediatra, pneumologo, psicologo) e professioni sanitarie di tutte le aree (educatore professionale sanitario, fisioterapista, infermiere, logopedista, ortottista, tecnico della riabilitazione psichiatrica, tecnico ortopedico, terapista della neuro- e psico-motricità dell’età evolutiva, terapista occupazionale, podologo, psicologo/
neuropsicologo) così da ottenere un reale bilanciamento tra i desideri espressi, le potenzialità del bambino, l’evoluzione della patologia.”

“Alcuni studi propongono approcci basati sull’International Classification of Function, Disability and Health (ICF), da solo o con l’aggiunta di altre aree specifiche per le singole complessità, come strumento per l’identificazione dei bisogni assistenziali, e suggeriscono di considerare un approccio family centered care (FCC) per il coinvolgimento della famiglia nel processo
di decision making riguardo la presa in carico del bambino. Tutti gli studi evidenziano come la presa in carico di bambini con questo tipo di complessità richieda la collaborazione tra diversi specialisti. Essendo le atassie croniche malattie rare, la fattibilità di creare team multidisciplinari fissi specializzati, come nel caso delle stroke unit, è estremamente ridotta, mentre sembra essere più praticabile la costruzione di reti/network di specialisti in costante contatto tra loro, che possano fornire un’assistenza coordinata.
Tali network potrebbero essere costituiti con un punto di accesso identificato nel Centro di riferimento (CdR) specialistico, che coordina l’assistenza riferendo il bambino alla rete di specialisti, anche sul territorio, con cui è in contatto. Ciascun CdR dovrebbe avere al suo interno un numero minimo di professionalità di riferimento tra personale medico (cardiologo, genetista, fisiatra, neurologo, neuropsichiatra infantile, ortopedico, pediatra, pneumologo, psicologo) e professioni sanitarie di tutte le aree (educatore professionale sanitario, fisioterapista, infermiere, logopedista, ortottista, tecnico della riabilitazione psichiatrica, tecnico ortopedico, terapista della neuro e psico motricità dell’età evolutiva, terapista occupazionale, podologo, psicologo/neuropsicologo) e, in assenza di specifici specialisti, far riferimento a consulenti esterni. Il pediatra e/o lo specialista di riferimento territoriale dovrebbero/dovrebbe, in presenza di segni e sintomi suggestivi o di un sospetto diagnostico, riferire il bambino al CdR. Il CdR, una volta raggiunta la conferma diagnostica, redige un piano di trattamento e presa in carico, che deve poi essere applicato nelle singole realtà territoriali di riferimento, con un costante raccordo e coordinamento con il CdR”

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